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COMUNICATO STAMPA

Longevità dei vini

vino rosso, tannico, venere
LA MODA DEL NUOVO
La longevità dei vini è la capacità del vino di durare nel tempo con un’evoluzione positiva delle proprie caratteristiche organolettiche.
Ma perché ho lasciato l’argomento a metà?
Perché ultimamente c’è la moda del “giovane è bello.
Ma facciamo un passo alla volta:
Fino agli anni Ottanta la longevità era la misura stessa della nobiltà di un vino: più era capace di sfidare le ingiurie del tempo, più era pregiato.
Quel principio aveva permeato di sé anche la cultura popolare.
La convinzione che la bottiglia vecchia fosse la migliore era diffusa a tutti i livelli sociali e culturali per un motivo molto concreto: il vino, fino ad allora, era stato un alimento quotidiano, e gli italiani si erano perciò abituati, pasteggiando, a berlo giovane e fresco perché si accompagnasse a qualsiasi piatto e non appesantisse la digestione, anche perché era più economico.
Quel vino facile e leggero però durava una sola stagione ed era incapace di invecchiare: perciò quando, nelle grandi occasioni o perché c’era a pranzo un ospite di riguardo, si stappava una bottiglia importante, la differenza che balzava subito agli occhi era la sua età, un’età alla quale il vino quotidiano non avrebbe mai potuto arrivare.
Di qui l’equivalenza invecchiato = migliore.
Ma cos’è cambiato negli ultimi anni?
Trent’anni fa c’è stata un’inversione di rotta che ha completamente sconvolto questa corrente di pensiero.
La longevità è diventata una caratteristica quasi negativa, mentre è andato alle stelle l’indice di gradimento dei vini giovani.
I vini giovani li bevo volentieri anch’io, ma ho sempre avuto un debole per le più complesse e intriganti sensazioni che mi fanno provare quelli stagionati, e rottamarli mi è sembrato e mi sembra un delitto.
vino rosso, tannico, venere

 

Difatti, quando in azienda abbiamo pensato a Venere   abbiamo voluto un vino complesso, tannico, che avesse un carattere forte e unico.
Ma alla fin fine chi si comporta così non ha poi tutti i torti, mi ha fatto saggiamente osservare un enotecario di lungo corso, Giovanni Longo, che il mercato lo conosce bene:

«I vini d’oggi», sostiene, «sono effettivamente più gradevoli da bere anche da giovani, rispetto a quelli d’un tempo. Trenta, trentacinque anni fa, i grandi rossi appena imbottigliati erano ruvidi, spigolosi, e proprio per questo era meglio tenerli a lungo in vetro perché si arrotondassero. Oggi sono morbidi e suadenti fin dal momento in cui sono messi in vendita».

Verissimo, però mi chiedo: perché affrettarsi a bere quelle buone bottiglie, se tra qualche anno saranno ancora migliori?
Sono stati i vini più rotondi a invogliare i consumatori a berli subito, oppure è stata la moda di berli subito che ha spinto i produttori a vinificarli più rotondi?
Boh, probabilmente sono io che, essendo cresciuta con nonno che mi ha fatto capire l’importanza e la pazienza che c’è dietro ogni singola goccia di vino, sono un po’ “all’antica”.
Marika.

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