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In fondo al Mar.

Il vino del futuro?

Facciamo un tuffo nel futuro.
Già, un tuffo, è proprio il caso di dirlo perché tra le nuove frontiere dell’affinamento del vino si sta affermando sempre più la pratica della conservazione e dell’invecchiamento in fondo al mar…
Qui la nostra bevanda preferita incontrerebbe condizioni ideali per maturare al meglio e con risultati migliori, così dicono i suoi sostenitori, rispetto all’affinamento a terra.
Che ci piaccia o meno, il fenomeno è in costante sviluppo e gli addetti del settore devono fare i conti con questa tendenza.
Il vino in fondo al mare: un’intuizione casuale?
La nostra storia inizia dalla Svezia nell’estate del 2010.
Una guida turistica ed esperto sub di una piccola cittadina svedese organizza un’immersione attorno ad un minuscolo arcipelago posto tra la Svezia e la Finlandia, noto per aver misteriosamente inghiottito tantissime navi.
Insieme ad alcuni compagni di avventura, il nostro sub s’immerge in quel pericoloso tratto di Mar Baltico.
A 50 metri di profondità trova il relitto di una nave, ma soprattutto centinaia di bottiglie avvolte tra le alghe marine.
Decide di portarne a riva alcune poco convinto circa la bontà del loro contenuto.
Immagina acqua marina e, invece, sorpresa …
Quelle bottiglie contengono vino, Champagne nello specifico, e in ottimo stato di conservazione.
La notizia si diffonde e le più importanti cantine della bevanda francese mostrano grande interesse.
Dopo mesi di analisi e supposizioni si scoprirà che quelle bottiglie appartengono ad un vecchio marchio ormai scomparso e sono databili attorno alla prima metà del XIX secolo.
Oltre 200 anni di conservazione quindi, molti dei quali in mare, e il vino è pure in buone condizioni, tutt’altro che disprezzabile al palato.
Vuoi vedere che …
Vuoi vedere che le condizioni presenti sui fondali marini possono favorire la conservazione del vino!?
In realtà, già negli anni precedenti, e l’Italia può vantare esempi illustri, alcuni esperimenti erano stati condotti anche prima di questo ritrovamento ma la scoperta casuale del sub svedese ha dato uno slancio decisivo agli studi e agli investimenti in questo campo.
Il resto è cronaca dei giorni nostri: in Francia, in Spagna, in Italia, in Grecia, negli Stati Uniti e in molte altre nazioni non è raro incontrare produttori impegnati nella conservazione marina delle bottiglie di vino, ovviamente convinti sostenitori di questa nuova pratica.
Il vino in fondo al mar … è davvero il futuro?
Il punto della questione sia questo: concretamente che vantaggi comporta l’affinamento del vino in fondo al mare?
E i vantaggi che garantisce sono davvero più numerosi di quelli di un affinamento a terra, in una semplice cantina?
Come succede in ogni disputa, due schieramenti si sono confrontati, si confrontano e si confronteranno sul tema, puntando su argomentazioni e prove più o meno convincenti.
Per i sostenitori dell’affinamento marino il fondo del mare rappresenta un ambiente ideale per la conservazione del vini: l’assenza di luce solare diretta e le temperature costanti che si possono incontrare in questi luoghi sommersi favoriscono tutti quei fenomeni fisici, chimici e biologici che coinvolgono il vino e che concorrono a migliorarne e perfezionarne le proprietà organolettiche.
In sostanza, queste condizioni di penombra e costanza termica sarebbero difficilmente riproducibili in una normale cantina e fanno propendere diversi produttori verso la soluzione marina.
Senza dubbio la temperatura costante e l’assenza di luce, così come il silenzio, sono fondamentali per l’invecchiamento di tutti i vini.
Considerate che, qualche secolo fa, per ottenere simili condizioni, alcuni produttori erano soliti insabbiare le loro bottiglie.
Questa soluzione permetteva anche di evitare fastidiosi rumori e vibrazioni che possono alterare la normale maturazione del vino.
Questo significa che l’”homo viniculus” ha da sempre cercato un habitat ideale per le sue bottiglie sperimentando diversi contesti, possibilmente in profondità: sabbia o mare che sia.
Perché si è giunti in cantina?
Perché si riteneva che una cantina ben fatta fosse in grado di riprodurre alcune delle condizioni dell’ambiente sotto la sabbia, ovviamente in un contesto decisamente più comodo e di più facile gestione e controllo per il produttore.
Ora si è arrivati fino agli abissi. È in questo spazio che troviamo le condizioni ideali?
Alcuni storcono il naso: il principale nemico potrebbero essere le vibrazioni provocate dalle correnti marine che avrebbero un effetto negativo sul vino e sulla sua stabilità.
Alcuni poi ritengono che la temperatura in fondo al mare non sia proprio così costante, andrebbe monitorata costantemente con strumenti all’avanguardia, molto più comodo allora gestirla direttamente in cantina.
I promotori dell’affinamento marino rispondono avvalendosi di appositi studi scientifici e di particolari celle sommergibili che garantirebbero la stabilità delle bottiglie.
Ma la “battaglia” è appena cominciata.
Indubbiamente l’affinamento in mare suscita un certo fascino, quasi mistico.
Ma solo col tempo capiremo se si tratta solo di una tendenza momentanea o di una solida realtà.

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